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Legge agriturismo Sicilia

AGRITURISMO REGIONE SICILIA LEGGE AGRITURISMO SICILIA

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LEGGE 26 febbraio 2010, n. 3.

Disciplina dell’agriturismo in Sicilia

Pubblicata sulla GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA
del 21.3.2010 – PARTE I n. 10

TITOLO I – Disposizioni generali

Art. 1 – Finalità

1. La Regione, in conformità alla legge 20 febbraio

2006, n. 96, e in coerenza con i programmi di sviluppo

rurale cofinanziati dall’Unione europea, sostiene l’agricoltura

anche mediante la promozione di forme idonee di

turismo nelle campagne, compreso l’agriturismo, volte a:

a) tutelare, qualificare e valorizzare le risorse specifiche

di ciascun territorio agricolo regionale;

b) favorire il mantenimento delle attività umane

nelle aree rurali;

c) favorire la multifunzionalità in agricoltura e la

differenziazione dei redditi agricoli;

d) favorire le iniziative a difesa del suolo, del territorio

e dell’ambiente da parte degli imprenditori agricoli,

attraverso l’incremento dei redditi aziendali e il miglioramento

della qualità della vita;

e) recuperare il patrimonio edilizio rurale nel

rispetto delle valenze paesaggistiche e ambientali;

f) sostenere e incentivare le produzioni tipiche, le

produzioni di qualità e le connesse tradizioni enogastronomiche;

g) promuovere la cultura rurale, l’educazione alimentare

e il rapporto fra il mondo rurale e le componenti

non agricole della società;

h) favorire lo sviluppo agricolo e forestale.

Art. 2 – Definizione di attività agrituristiche

1. Per attività agrituristiche si intendono le attività di

ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli

di cui all’articolo 2135 del codice civile ed iscritti alle

camere di commercio, anche nella forma di società di

capitali o di persone attraverso l’utilizzazione della propria

azienda in rapporto di connessione con le attività di

coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di

animali.

2. Possono essere addetti allo svolgimento dell’attività

agrituristica l’imprenditore agricolo e i suoi familiari,

nonché i lavoratori dipendenti a tempo determinato, indeterminato

e parziale. A tali soggetti si applica quanto previsto

dal comma 2 dell’articolo 2 della legge 20 febbraio

2006 n. 96, e successive modifiche ed integrazioni. Il ricorso

a soggetti esterni è consentito esclusivamente per lo

svolgimento di attività e servizi complementari, (Inciso

omesso in quanto impugnato dal Commissario dello Stato

ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

3. Rientrano fra le attività agrituristiche:

a) l’ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati

alla sosta di campeggiatori (agricampeggio);

b) la somministrazione di pasti e bevande costituiti

prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende

agricole ubicate in ambito regionale, ivi compre-si i

prodotti a carattere alcolico e superalcolico, con preferenza

per i prodotti biologici certificati, tipici e caratterizzati

dai marchi di qualità riconosciuti dall’Unione europea o

compresi nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari

tradizionali;

c) l’organizzazione di degustazioni o iniziative promozionali

di prodotti in prevalenza di propria produzione

e provenienti da aziende agricole ubicate in ambito regionale,

aventi le caratteristiche di cui alla lettera b). Alla

mescita dei vini si applicano la legge 27 luglio 1999, n. 268

e l’articolo 4 della legge regionale 2 agosto 2002, n. 5;

d) l’organizzazione, anche all’esterno dei beni fondiari

nella disponibilità dell’impresa, di attività ricreative

e finalizzate al benessere psicofisico, culturali, sociali,

didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche ed

ippoturistiche, anche per mezzo di convenzioni con gli

enti locali, finalizzate alla valorizzazione del territorio e

del patrimonio rurale.

4. Sono considerati di propria produzione i cibi e le

bevande prodotti, lavorati e trasformati nell’azienda agricola

nonché quelli ricavati da materie prime prodotte

nell’azienda agricola e ottenuti attraverso lavorazioni

esterne, comprese le carni provenienti da animali allevati

in azienda.

5. Ai fini del riconoscimento delle diverse qualifiche

di imprenditore agricolo, nonché della priorità nell’erogazione

dei contributi, e, comunque, ad ogni altro fine che

non sia di carattere fiscale, si applica quanto previsto dal

comma 5 dell’articolo 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 96

e successive modifiche ed integrazioni.

Art. 3 – Locali per attività agrituristiche

1. Possono essere utilizzati per le attività agrituristiche

gli edifici o parti di essi catastati, non diruti totalmente.

Tali edifici, anche oggetto di ristrutturazione o demolizione

e ricostruzione purché regolarmente assentiti, devono

essere già esistenti nel fondo a servizio dell’azienda

agricola da almeno trentasei mesi al momento della

richiesta del rilascio del certificato di abilitazione di cui

all’articolo 7, comma 1. L’ampliamento della volumetria

esistente è consentito, fermo restando quanto previsto

dagli strumenti urbanistici vigenti, esclusivamente per

volumi tecnici e servizi igienici di limitata dimensione

nonché, per le fattispecie previste dall’articolo 23 della

legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, agli imprenditori

agricoli. L’ospitalità in spazi aperti per campeggiatori può

essere effettuata anche in strutture prefabbricate in legno,

o altro materiale a ridotto impatto ambientale e paesaggistico.

2. Con decreto dell’Assessorato regionale delle risorse

agricole e alimentari, di concerto con l’Assessorato regionale

del territorio e dell’ambiente e con l’Assessorato

regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, sono

disciplinati gli interventi per il recupero del patrimonio

edilizio ad uso dell’imprenditore agricolo, ai fini dell’esercizio

di attività agrituristiche, nel rispetto delle specifiche

caratteristiche tipologiche e architettoniche, nonché delle

connotazioni paesaggistico-ambientali.

3. Ai locali e alle pertinenze utilizzate ad uso agrituristico

si applica quanto previsto dal comma 3 dell’articolo

3 della legge 20 febbraio 2006, n. 96 e successive modifiche

ed integrazioni.

TITOLO II – Esercizio delle attività agrituristiche

Art. 4 – Criteri e limiti dell’attività agrituristica

1. Le attività agrituristiche devono essere esercitate in

rapporto di connessione con l’attività agricola che, in ogni

caso, deve rimanere prevalente. Si considerano agricole

anche le forme di utilizzo dei terreni per le quali è prevista

una compensazione finanziaria da parte dell’Unione

europea, nell’ambito della Politica agricola comune

(P.A.C.), fermo restando l’obbligo della sussistenza dell’impresa

agricola. (Periodo omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

2. Ai fini della valutazione sulla prevalenza dell’attività

agricola, è considerato il rapporto fra il tempo di lavoro

necessario per lo svolgimento della stessa e quello complessivamente

assorbito dalle attività agrituristiche. I relativi

criteri di calcolo sono determinati (Inciso omesso in

quanto impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell’art.

28 dello Statuto), tenendo conto anche dei fabbisogni

di lavoro necessari per la gestione dei terreni secondo gli

usi previsti dalla P.A.C., nonché delle superfici destinate a

bosco e/o soggette a vincoli ambientali e paesaggistici.

3. L’attività di ospitalità deve essere dimensionata in

coerenza con le tipologie dei fabbricati aziendali esistenti

ed essere contenuta entro limiti compatibili con un’offerta

di servizi, differenziati da quelli di tipo turistico-alberghieri,

che siano espressione delle autentiche connotazioni

rurali degli ambiti territoriali interessati. L’attività di

somministrazione di pasti e bevande all’interno dell’azienda

agrituristica, è ammessa nei limiti determinati anche

dalla disponibilità della materia prima agricola aziendale,

salvaguardando in ogni caso le caratteristiche di un’offerta

di qualità, rivolta preferibilmente agli ospiti che soggiornano

in azienda, nel rispetto dei requisiti igienicosanitari.

4. L’attività di somministrazione di pasti e bevande di

cui al comma 3, nonché le iniziative promozionali e le

degustazioni di cui all’articolo 2, comma 3, lettera c),

devono essere prevalentemente finalizzate alla valorizzazione

di:

a) prodotti aziendali propri e prodotti ricavati da

materie prime dell’azienda, anche attraverso lavorazioni

effettuate da terzi;

b) prodotti regionali con marchio DOP, IGP, IGT,

DOC, DOCG;

c) prodotti compresi nell’elenco nazionale dei prodotti

agricoli e agroalimentari tradizionali;

d) prodotti biologici certificati nel rispetto della

normativa comunitaria, nazionale e regionale vigente.

5. L’attività agricola si considera comunque prevalente,

quando le attività di ricezione e di somministrazione di

pasti e bevande interessino un numero non superiore a

dieci ospiti e l’azienda disponga di almeno due ettari di

superficie agricola utilizzata, (Inciso omesso in quanto

impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28

dello Statuto).

6. Nell’attività di somministrazione di pasti e bevande

i menu proposti devono essere, in ogni caso, coerenti con

le tradizioni gastronomiche proprie del comprensorio

rurale in cui è situata l’azienda agrituristica.

7. Le attività ricreative o culturali di cui all’articolo 2,

comma 3, lettera d), possono svolgersi autonomamente

rispetto all’ospitalità e alla somministrazione di pasti e

bevande di cui alle lettere a) e b) del medesimo comma 3

dell’articolo 2, solo in quanto realizzino obiettivamente la

connessione con l’attività e con le risorse agricole aziendali

nonché con le attività volte alla conoscenza del patrimonio

storico ambientale e culturale delle aree rurali, ove

ricade l’azienda agrituristica. Le attività ricreative e culturali

per le quali tale connessione non si realizzi, possono

svolgersi esclusivamente come servizi integrativi e accessori

riservati agli ospiti che soggiornano nell’azienda agricola

e la partecipazione, anche facoltativa, a tali attività

non può, pertanto, dare luogo ad autonomo corrispettivo.

Art. 5 – Norme igienico-sanitarie e di sicurezza

1. Gli immobili, le attrezzature, gli spazi aperti e i servizi

destinati alle attività agrituristiche devono possedere i

requisiti strutturali, igienico-sanitari e di sicurezza previsti

dalle vigenti disposizioni, dai regolamenti edilizi e

d’igiene per i locali di abitazione (Inciso omesso in quanto

impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28

dello Statuto).

2. Nella valutazione dei requisiti strutturali e igienicosanitari

si tiene conto delle particolari caratteristiche

architettoniche e di ruralità degli edifici, nonché delle

capacità fisiche dell’attività esercitata. In particolare è

consentito derogare ai limiti di altezza e volume dei locali

in rapporto alle superfici aero-illuminanti previsti dalle

norme vigenti, purché vengano garantite le condizioni

minime strutturali ed igienico-sanitarie, ritenute sufficienti

in sede di accertamento da parte della competente

autorità sanitaria, (Inciso omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

3. La produzione, la preparazione, il confezionamento

e la somministrazione di alimenti e di bevande sono

soggetti alle disposizioni di cui alla legge 30 aprile 1962, n.

283 e successive modificazioni, nonché alle disposizioni

del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 193.

4. L’autorità sanitaria, nella valutazione dei requisiti

dei locali di trattamento e somministrazione di sostanze

alimentari tiene conto, anche ai fini della semplificazione

delle procedure di autocontrollo igienico-sanitario, della

diversificazione e della limitata quantità delle produzioni,

dell’adozione di metodi tradizionali di lavorazione e dell’impiego

di prodotti agricoli propri, consentendo l’uso

polifunzionale della cucina, mediante separazione temporale

delle fasi, per la lavorazione, trasformazione e confezionamento

dei prodotti aziendali.

5. Ai fini dell’idoneità dei locali, cucina compresa, alla

preparazione e somministrazione di pasti per un numero

di coperti non superiore a dieci e per la degustazione di

prodotti aziendali, è sufficiente il rispetto dei requisiti previsti

dalle vigenti disposizioni e dai regolamenti edilizi e

d’igiene per i locali ad uso abitativo. Si applicano le disposizioni

di cui al decreto legislativo 6 novembre 2007, n.

193. Nel caso di somministrazione di pasti in un numero

massimo di dieci, per la loro preparazione è autorizzato

l’uso della cucina domestica.

6. Per l’attività agrituristica di alloggio nei limiti di

dieci posti letto, ai fini dell’idoneità dei locali è sufficiente

il requisito dell’abitabilità.

7. Le aziende agrituristiche che effettuano il servizio

di ospitalità in camera o in appartamenti, devono essere

dotate di almeno un servizio igienico ogni quattro persone.

Nel caso di ospitalità in agricampeggio, la dotazione

minima è determinata in un servizio igienico-sanitario e

in un locale doccia ogni otto persone e in un servizio di

lavanderia ogni dodici persone.

8. Può essere consentito il congelamento degli alimenti

destinati al consumo da parte degli ospiti, previa

autorizzazione sanitaria ai sensi della legge 30 aprile 1962,

n. 283 e successive modifiche nonché del decreto legislativo

6 novembre 2007, n. 193, (Inciso omesso in quanto

impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28

dello Statuto). Qualora l’azienda agrituristica sia autorizzata

ad effettuare il servizio di preparazione e somministrazione

di pasti, può essere consentita la macellazione in

azienda degli animali allevati nella stessa, nel rispetto

delle normative comunitarie, nazionali e regionali vigenti.

A tal fine, non sono considerati allevati in azienda gli animali

già svezzati, acquistati da terzi per la successiva fase

d’ingrasso.

9. Le piscine delle aziende agrituristiche sono classificate

di proprietà privata ad uso collettivo e riservate ai soli

ospiti che fruiscono delle attività di cui all’articolo 2,

comma 3, lettere a), b) e d). Si applica quanto previsto

dall’Accordo Stato-Regioni e Province Autonome del 16

gennaio 2003 sulla disciplina interregionale delle piscine,

approvato dalla Conferenza dei Presidenti in data 16

dicembre 2004.

10. (Comma omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

11. Per gli edifici e i manufatti destinati all’esercizio

delle attività agrituristiche, la conformità alle

norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento

delle barriere architettoniche può essere assicurata

anche con opere provvisionali. Il numero delle

stanze accessibili ai soggetti diversamente abili, tenuto

conto delle caratteristiche delle strutture aziendali

destinate all’attività agrituristica, può essere ridotto al

5 per cento dei posti letto e comunque non può essere

inferiore a uno.

Art. 6 – Disciplina amministrativa

1. All’esercizio dell’attività agrituristica si applica

quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 6 della legge 20

febbraio 2006, n. 96 e successive modifiche ed integrazioni.

2. Per l’esercizio dell’attività agrituristica la comunicazione

di inizio di attività di cui all’articolo 14 della legge

regionale 26 marzo 2002, n. 2 da presentare al comune è

corredata dalla documentazione (Inciso omesso in quanto

impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28

dello Statuto).

3. Il comune, compiuti i necessari accertamenti, può,

entro quarantacinque giorni, formulare rilievi prevedendo

i relativi tempi di adeguamento senza sospensione dell’attività

in caso di lievi carenze e irregolarità. Nel caso di

gravi carenze e irregolarità, il comune può disporre l’immediata

sospensione dell’attività sino alla loro rimozione

da parte dell’interessato, opportunamente verificata, entro

il termine stabilito dal comune stesso. I tempi di adeguamento

assegnati non possono essere inferiori a trenta

giorni.

4. Entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione

d’inizio attività, il comune notifica all’operatore

agrituristico e all’Assessorato regionale delle risorse agricole

e alimentari l’autorizzazione relativa a limiti e modalità

di esercizio dell’attività agrituristica, compresa la

durata minima di apertura annuale. Tali limiti e modalità

non possono eccedere quelli previsti dal certificato di abilitazione

di cui all’articolo 7.

5. In caso di trasferimento dell’azienda agricola, il

nuovo titolare è autorizzato, dopo aver comunicato

all’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari

e al comune competente l’avvenuto trasferimento, alla

prosecuzione dell’attività agrituristica, per non oltre

novanta giorni, sulla base di specifica autocertificazione

attestante il possesso dei requisiti previsti dalla normativa

vigente. Il subentro in via definitiva è subordinato

all’acquisizione del certificato di abilitazione di cui all’articolo

7 e all’aggiornamento della comunicazione d’inizio

attività o dell’autorizzazione agrituristica da parte del

comune.

6. Qualsiasi variazione intervenuta delle attività in

precedenza autorizzate o relativa alle superfici agricole

coltivate, deve essere comunicata, entro sessanta giorni,

all’ispettorato provinciale dell’agricoltura competente per

territorio e al comune, confermando, sotto propria

responsabilità, la sussistenza dei requisiti e degli adempimenti

di legge.

7. L’esercizio dell’attività agrituristica non comporta

modifica della destinazione d’uso agricolo degli edifici

interessati.

Art. 7 – Certificato di abilitazione

1. L’imprenditore agricolo che intenda esercitare, in

qualsiasi forma giuridica, una o più attività agrituristiche,

è tenuto ad acquisire un certificato di abilitazione

all’esercizio dell’attività agrituristica rilasciato

dall’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari,

secondo le modalità dallo stesso previste. Il certificato

di abilitazione è rilasciato entro novanta giorni dalla

richiesta. Decorso tale termine, la richiesta s’intende

accolta a meno di espresso diniego dell’ufficio competente,

secondo le previsioni della legge regionale 30 aprile

1991, n. 10 e successive modifiche e integrazioni. La

richiesta può essere riproposta in relazione a fatti nuovi e

circostanze sopravvenute.

2. L’esercizio delle attività didattiche di cui all’articolo

2, comma 3, lettera d), può essere sottoposto a specifico

accreditamento dell’azienda agricola, rilasciato

dall’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari.

Sono fatti salvi gli accreditamenti rilasciati in

data antecedente all’entrata in vigore della presente

legge.

3. Allo svolgimento dell’attività agrituristica continua

ad applicarsi quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 7

della legge 20 febbraio 2006, n. 96 e successive modifiche

e integrazioni.

Art. 8.

(Articolo omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

Art. 9 – Periodi di apertura e tariffe

1. L’operatore agrituristico comunica al comune e

all’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari,

entro il 31 ottobre di ogni anno, il calendario di apertura

e le tariffe, riferite a periodi di alta e di bassa stagione,

che si impegna a praticare per l’anno seguente.

2. Per esigenze legate alla conduzione dell’azienda

agricola è consentito, previa comunicazione al comune,

sospendere l’attività per periodi non superiori a quindici

giorni continuativi fermo restando il rispetto del periodo

minimo di apertura annuale di cui all’articolo 6.

Art. 10 – Riserva di denominazione, classificazione

1. L’uso della denominazione ‘agriturismo’, ‘agrituristico’

e dei termini attributivi derivati, in ogni forma di

promozione, pubblicità e comunicazione al pubblico è

riservato alle aziende agricole che esercitano attività agrituristica.

2. (Comma omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

3. (Comma omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

Art. 11 – Elenchi delle aziende agrituristiche e didattiche

1. L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari

redige, con cadenza annuale, l’elenco regionale

delle aziende agricole che esercitano attività agrituristiche.

Con le medesime modalità è predisposto l’elenco

regionale delle aziende e fattorie didattiche accreditate.

Gli elenchi sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della

Regione siciliana.

Art. 12 – Trasformazione e vendita dei prodotti

1. Alla trasformazione e alla vendita dei prodotti si

applica la disposizione di cui all’articolo 10 della legge 20

febbraio 2006, n. 96.

TITOLO III – Norme applicative e programmazione

Art. 13 – Disposizioni applicative e competenze

1. (Comma omesso in quanto impugnato dal

Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28 dello Statuto).

2. Al Dipartimento regionale degli interventi strutturali

per l’agricoltura dell’Assessorato regionale delle risorse

agricole e alimentari, è attribuita la competenza per

l’attuazione della presente legge, salvo quanto previsto dal

Titolo IV in materia di vigilanza, controlli e sanzioni.

3. La competenza territoriale dei comuni, in rapporto

alle funzioni previste dalla presente legge, è individuata

sulla base della localizzazione del centro aziendale in cui

è effettuata l’attività agrituristica.

4. Il Dipartimento regionale degli interventi per la

pesca emana specifiche disposizioni applicative, nel

rispetto della presente legge e in conformità a quanto previsto

dalla legge 20 febbraio 2006, n. 96.

5. L’Assessorato regionale del turismo, dello sport e

dello spettacolo e l’Assessorato regionale delle risorse agricole

e alimentari possono, nell’ambito delle rispettive

competenze, attivare azioni promozionali per il settore

dell’agriturismo.

Art. 14 – Programma agrituristico. Sviluppo del settore

1. L’Assessore regionale per le risorse agricole e alimentari,

sentite le organizzazioni agrituristiche maggiormente

rappresentative, propone il programma regionale

agrituristico di durata triennale da approvare con delibera

della Giunta regionale. (Periodo omesso in quanto

impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell’art. 28

dello Statuto).

2. Nelle more dell’approvazione del programma, resta

valido il programma regionale agrituristico approvato ai

sensi dell’articolo 19 della legge regionale 9 giugno 1994,

n. 25.

TITOLO IV – Vigilanza, controlli e sanzioni

Art. 15 – Vincoli di destinazione

1. Gli immobili, le strutture e le attrezzature fisse

destinate alle attività agrituristiche, oggetto di contributi

pubblici, non possono essere distolti dalla loro destinazione

per dieci anni dalla data dell’accertamento finale di esecuzione

delle opere. Il vincolo è indicato nel provvedimento

di concessione e trascritto presso la Conservatoria dei

registri immobiliari.

Art. 16 – Vigilanza e controllo

1. La vigilanza e il controllo sull’osservanza della presente

legge sono esercitate dai comuni, anche su segnalazione

del Dipartimento di cui al comma 2, con particolare

riferimento alla verifica del rispetto dei limiti e dei parametri

previsti dall’articolo 4, nonché della riserva di denominazione

di cui all’articolo 10, comma 1. Il Dipartimento

regionale per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico

dell’Assessorato regionale della salute effettua i

controlli di competenza in materia d’igiene, sicurezza alimentare

e ambienti di lavoro.

2. Al Dipartimento regionale degli interventi strutturali

per l’agricoltura dell’Assessorato regionale delle risorse

agricole e alimentari, sono attribuiti i seguenti compiti:

a) controllo in loco, a campione, dei requisiti aziendali,

con particolare riferimento al mantenimento delle

condizioni per il rilascio del certificato di abilitazione di

cui all’articolo 7;

b) controllo del rispetto dei vincoli di destinazione

previsti all’articolo 15;

c) verifica del rispetto degli obblighi di cui agli articoli

8 e 9.

3. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della

presente legge, il Dipartimento regionale degli interventi

strutturali per l’agricoltura dell’Assessorato regionale delle

risorse agricole e alimentari provvede a definire un piano

annuale dei controlli da effettuare, contenente anche la

modulazione delle sanzioni di cui all’articolo 18. La

modulazione tiene conto di eventuali irregolarità nell’utilizzo

di finanziamenti pubblici. Il piano è aggiornato e

realizzato annualmente. La modulazione delle sanzioni è

trasmessa ai comuni, che sono tenuti ad osservarla nell’attività

di controllo.

4. I comuni redigono, entro il 31 gennaio di ogni

anno, una relazione sui controlli effettuati nell’anno precedente

ed i relativi esiti, da trasmettere all’Assessorato

regionale delle risorse agricole e alimentari.

Art. 17 – Sanzioni amministrative pecuniarie

1. L’imprenditore agricolo che esercita, anche in

forma occasionale, le attività agrituristiche in assenza di

autorizzazione rilasciata in base alla precedente normativa

o della comunicazione d’inizio attività di cui all’articolo

6, è soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa

pecuniaria da cinquemila a diecimila euro. Il Comune

dispone la chiusura dell’esercizio.

2. In caso di violazione delle disposizioni di cui all’articolo

10, comma 1, si applica la sanzione amministrativa

pecuniaria da quattromila a ottomila euro. Al trasgressore

è fatto obbligo di pubblicare a proprie spese, su un quotidiano

a diffusione regionale e nazionale, l’avviso di avere

utilizzato la denominazione agrituristica senza averne

titolo.

3. L’operatore agrituristico in possesso dell’autorizzazione

o della comunicazione di inizio attività ai sensi dell’articolo

6, o in base alla precedente normativa, è soggetto

alla sanzione amministrativa pecuniaria da mille a diecimila

euro nei seguenti casi:

a) mancato rispetto dei limiti e delle modalità prescritti

dall’articolo 4, nonché di quelli contenuti nell’autorizzazione

di cui all’articolo 6, comma 4;

b) violazione degli obblighi di cui agli articoli 8 e 9.

4. Le sanzioni di cui al presente articolo sono raddoppiate,

in caso di reiterazione delle stesse inosservanze da

parte del medesimo soggetto, nei tre anni successivi alla

prima violazione.

5. Le somme derivanti dalle sanzioni di cui al presente

articolo sono versate all’erario comunale, qualora la violazione

sia accertata dagli organi di vigilanza dei comuni.

Negli altri casi, le somme derivanti dalle sanzioni sono

versate in apposito capitolo del bilancio regionale.

6. Sono fatte salve le sanzioni previste dalla normativa

comunitaria, statale e regionale vigenti.

Art. 18 – Sospensioni, revoche e divieto di esercizio dell’attività

1. Qualora sia accertata la violazione di uno o più

obblighi di cui agli articoli 8 e 9, oltre alla sanzione pecuniaria,

il comune dispone la sospensione dell’attività per

un periodo da due a trenta giorni. In caso di reiterazione

delle violazioni, è disposta la sospensione dell’attività per

un periodo da quindici a trenta giorni.

2. L’esercizio delle attività può, altresì, essere sospeso

per il tempo necessario a consentire gli adeguamenti

strutturali e organizzativi previsti dalla normativa igienico-

sanitaria o di sicurezza, o da altre disposizioni di legge.

3. Il comune, fatte salve le cause di forza maggiore

debitamente documentate, adotta provvedimenti di divieto

di esercizio temporaneo o definitivo ovvero parziale o

totale delle attività agrituristiche, qualora sia accertato

che l’operatore agrituristico:

a) non abbia intrapreso l’attività entro un anno

dalla data della notifica dei limiti e delle modalità di esercizio

dell’attività di cui al comma 4 dell’articolo 6 ovvero

abbia sospeso l’attività da almeno un anno;

b) abbia perso uno o più dei requisiti soggettivi previsti

dalla legge per l’esercizio dell’attività agrituristica;

c) sia incorso, durante l’anno solare, in più provvedimenti

di sospensione di cui al comma 1 per un totale di

oltre sessanta giorni;

d) non abbia rispettato i vincoli di destinazione previsti

dall’articolo 15.

4. Il certificato di abilitazione di cui all’articolo 7,

comma 1, è revocato temporaneamente o definitivamente

ovvero parzialmente o totalmente nei seguenti casi:

a) venir meno dei presupposti in base ai quali lo

stesso è stato rilasciato;

b) adozione del divieto di esercizio di cui al

comma 3;

c) mancato avvio dell’attività agrituristica entro i

quattro anni successivi alla data di rilascio del certificato

di abilitazione.

5. L’accreditamento regionale per le attività didattiche

è revocato secondo le modalità e le procedure determinate

dal competente dipartimento dell’Assessorato regionale

delle risorse agricole e alimentari.

TITOLO V – Norme in materia di formazione di scorte in agricoltura

e di turismo rurale

Art. 19.

Norme in materia di finanziamenti per la formazione di scorte. Modifiche all’articolo 16 della legge regionale 14 maggio 2009, n. 6

1. Alla fine del comma 2 dell’articolo 16 della legge

regionale 14 maggio 2009, n. 6, dopo le parole ‘produzioni

agricole primarie’ aggiungere le seguenti: ‘nonché alle

imprese agricole, singole o associate, che esercitano attività

agrituristica relativamente alla medesima attività.’.

Art. 20 – Interventi finanziari per la formazione di scorte in agricoltura e misure di solidarietà sociale e umanitarie

1. Il Fondo unico a gestione separata istituito presso la

Cassa regionale per il credito alle imprese artigiane

(C.R.I.A.S.), ai sensi dell’articolo 64 della legge regionale 7

marzo 1997, n. 6, è incrementato, per l’esercizio finanziario

2010, di 37.500 migliaia di euro da destinare alle finalità

dell’articolo 16 della legge regionale 14 maggio 2009,

n. 6.

2. L’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari

provvede, per fini di solidarietà sociale ed umanitaria,

all’acquisto di prodotti agrumicoli con particolare

riferimento a quelli del comparto arancicolo da trasformare

in succhi. Per le finalità di cui al presente comma è

autorizzata per l’esercizio finanziario 2010 la spesa complessiva

di 12.500 migliaia di euro.

3. Al fine di assicurare la copertura finanziaria del

presente articolo il Fondo di rotazione istituito presso

l’Istituto regionale per il finanziamento alle industrie in

Sicilia (I.R.F.I.S.), Mediocredito della Sicilia S.p.A., con

l’articolo 9 della legge regionale 5 agosto 1957, n. 51, e con

l’articolo 13 della legge regionale 13 dicembre 1983, n. 119

e successive modifiche ed integrazioni, è ridotto di 50.000

migliaia di euro, per l’anno 2010.

4. Entro 15 giorni dall’entrata in vigore della presente

legge l’I.R.F.I.S. è tenuto a riversare in entrata nel bilancio

della Regione, la somma di cui al comma 3, con imputazione

al capo 10 dell’entrata, capitolo 5447.

Art. 21 – Norme in materia di turismo rurale. Modifiche all’articolo 30 della legge regionale 10 dicembre 2001, n. 21

1. La lettera a) del comma 4 dell’articolo 30 della

legge regionale 10 dicembre 2001, n. 21 e successive modifiche

ed integrazioni è sostituita dalla seguente:

‘a) offerta di ospitalità e/o di ristorazione e di servizi

connessi a tale attività, esercitata in immobili già esistenti

e già risultanti classificati come edifici rurali. Tale

requisito è accertato con le seguenti modalità: 1) certificato

o visura catastale storica del catasto terreni; 2) certificato

o visura catastale del catasto fabbricati attestante il

possesso della categoria catastale D/10, fabbricati con funzioni

produttive connesse alle attività agricole.’.

TITOLO VI – Disposizioni transitorie e finali

Art. 22 – Norme transitorie

1. Sono fatte salve le autorizzazioni già rilasciate alle

aziende agrituristiche, purché, in caso di difformità rispetto

alle prescrizioni della presente legge, gli interessati

provvedano all’adeguamento dell’attività, entro il dodicesimo

mese successivo a quello di entrata in vigore della

presente legge. Scaduto infruttuosamente tale termine, le

autorizzazioni non conformi alla presente legge si intendono

revocate di diritto.

2. Agli operatori agrituristici già autorizzati alla data

di entrata in vigore della presente legge è consentita la trasformazione

dell’attività di agriturismo in quella di turismo

rurale. Limitatamente agli agricampeggi, in alternativa

all’adeguamento, è consentita la trasformazione in

complesso turistico ricettivo all’aria aperta, nel rispetto

delle previsioni della legge regionale 13 marzo 1982, n. 14.

E’ consentita la trasformazione dell’attività di turismo

rurale in agriturismo, qualora l’interessato comprovi il

possesso dei requisiti previsti dalla presente legge.

3. Le trasformazioni delle attività esercitate ai sensi

del comma 2 sono comunicate all’Assessorato regionale

delle risorse agricole e alimentari, all’Assessorato regionale

del turismo, dello sport e dello spettacolo e ai comuni

competenti, e restano subordinate al rilascio delle autorizzazioni

previste dalle vigenti normative.

4. Nei casi in cui gli operatori agrituristici e di turismo

rurale abbiano beneficiato di contributi pubblici con

vincolo di destinazione di attività non ancora scaduto, le

trasformazioni di cui al comma 2 non costituiscono inosservanza

del vincolo medesimo, a condizione che la richiesta

di trasformazione di attività sia presentata agli uffici

competenti, entro centottanta giorni dalla data di entrata

in vigore della presente legge.

Art. 23 – Abrogazioni di norme

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente

legge, sono abrogate le seguenti norme:

a) legge regionale 9 giugno 1994, n. 25, fatto salvo

quanto previsto dal comma 2;

b) articolo 87 della legge regionale 23 dicembre

2000 n. 32.

2. Sono fatti salvi i vincoli già imposti ai sensi dell’articolo

18 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 25.

Art. 24 – Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di

farla osservare come legge della Regione.