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Bed and breakfast Italia aprire gestire B&b


APRIRE BED AND BREAKFAST GESTIRE BED & BREAKFAST

 

Per comprendere come aprire un Bed & Breakfast (letto e prima colazione) si tenga presente che questa forma di ospitalità è generalmente definita dalle normative regionali (una legge statale in materia non esiste) come ospitalità familiare occasionale. Di norma aprire un Bed and Breakfast (B&b) in Italia consiste nell’offerta all’ospite di una camera nella abitazione del “gestore” (che può essere un qualsiasi privato cittadino), e del servizio di prima colazione consistente in una bevanda (caffè, caffellatte, the, succo di frutta, ecc.) e in alimenti confezionati (cornetti, fette biscottate, marmellata, ecc.).


L’impiego di alimenti confezionati è motivato dal fatto che per aprire un bed and breakfast, in quanto forma di accoglienza “non imprenditoriale” (occasionale, come si è detto), non si richiede il rilascio di specifiche autorizzazioni (è sufficiente una dichiarazione di inizio attività al comune) ed in particolare non si richiede il rilascio di autorizzazione sanitaria (anche se qualche perplessità al riguardo sorge visto che le bevande calde prevedono comunque un trattamento di sostanze alimentari e quindi un, sia pur limitato, rischio igienico-sanitario esiste).


Il numero massimo di posti letto, trattandosi di adibire all’accoglienza locali della propria abitazione, è limitato dalle Regioni in misura variabile, generalmente dai quattro agli otto posti letto.


Non sono poche le contraddizioni normative riguardanti la gestione di un Bed and Breakfast in Italia: insieme alla lodevole intenzione di promuovere l’offerta di posti letto turistici in modo “snello” , non troppo “burocratizzato”, è infatti evidente l’ “ipocrisia” della occasionalità (chi allestisce alcune camere per l’ospitalità, giustamente, si impegna poi per farle “lavorare” il più possibile). Sta di fatto che le leggi regionali che stabiliscono come aprire un Bed and Breakfast, e come gestirlo, traducono il principio della “occasionalità” in limiti temporali di esercizio dell’attività nell’arco dell’anno che variano da sei a nove mesi, cioè tutt’altro che riconducibili ad una ragionevole nozione di occasionalità.


Questa “forzatura” pone problemi, non facilmente risolvibili, anche di natura fiscale, in quanto il rilascio di una ricevuta senza IVA è appunto consentito soltanto nel caso di attività occasionali, episodiche, non “organizzate”, cosa che il Bed and Breakfast non è, visto che, logicamente, cerca di produrre il massimo reddito possibile, anche attraverso articolate forme di pubblicità. D’altra parte, se è vero che il non dover aprire una partita IVA costituisce una semplificazione, è anche vero che, in assenza, si preclude ai B&b in Italia la possibilità di operare nel quadro di un bilancio trasparente, in cui siano opportunamente “scaricati” i costi di esercizio dell’attività.


Nè è ben chiaro il motivo per cui sia stata istituita la categoria di offerta di alloggio turistico del Bed & Breakfast, sovrapponendola alla già esistente categoria degli affittacamere, che già individua le strutture turistiche “minime” (massimo di sei camere in non più di due appartamenti), tenuto anche conto del fatto che molti B&b in Italia non solo non operano “occasionalmente” ma non sono neppure ubicati in una abitazione privata, assumendo in tutto e per tutto le caratteristiche degli affittacamere.


Nè, in tempi nei quali si punta, giustamente, alla migliore qualificazione dell’offerta turistica, appare realistico immaginare che un settore, peraltro ormai importante, di tale offerta, costituisca zona franca rispetto alla definizione di standard minimi che, come poi era logico, le Regioni hanno individuato anche per i Bed and Breakfast. D’altra parte, per effetto della riforma regionale dello Stato, la definizione e la classificazione delle strutture turistiche è ormai di esclusiva competenza delle Regioni, per cui (non senza qualche paradosso) quello che definiamo genericamente Bed & Breakfast in Italia rischia di essere (e di fatto è) cosa abbastanza diversa da Regione a Regione, con qualche disagio per il cittadino che fa fatica a districarsi in tanta eterogeneità.


Sta di fatto che il Bed and Breakfast in Italia esiste, è disciplinato da leggi, regionali o di provincia autonoma, su tutto il territorio nazionale (esclusa la provincia autonoma di Bolzano) e qualsiasi cittadino, indipendentemente dalla propria attività professionale, può organizzarlo, nella propria abitazione, secondo le norme della propria regione. Quindi anche gli agricoltori, offrendo, sotto molti aspetti, una ospitalità uguale a quella dell’agriturismo: accoglienza dell’ospite nell’azienda agricola, contatto con la natura, conoscenza delle attività e dei prodotti agricoli, ecc. Se si realizzano pochi posti letto e non si intende prestare servizi accessori (oltre appunto l’alloggio e la prima colazione), il B&b in Italia può essere un modo “semplificato” per fare “quasi” agriturismo.


Ma, oltre alle prima ricordate perplessità di natura fiscale (che, nel caso degli agricoltori possono riguardare anche l’imposizione dell’ICI), è opportuno precisare che non si può offrire, con il Bed&breakfast in Italia una prima colazione “tipica” (all’ospite di una azienda agricola, di solito, non piace trovare i preconfezionati, che già gradisce poco anche in albergo), che non si può beneficiare del trattamento fiscale riservato all’agriturismo (e comunque non si possono “scaricare” i costi di esercizio), che non si possono offrire servizi accessori (se non con una specifica autorizzazione amministrativa).


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